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LA MERAVIGLIA CHE NOMINA IL MONDO Note di lettura sulla poesia di Patrizia Puleio

6 giu
Tempo di lettura: 4 min

Prendendo spunto da quanto scritto da Luigi Cannillo in prefazione alla precedente raccolta di Patrizia, Occhi per sentire, mi preme sottolineare come sia importante lo sguardo per la poesia di questa autrice, sicuramente anche in relazione alla sua altra grande passione: la pittura.  Uno sguardo che però non è mai solo di superficie, ma va passando dalla superficie alla profondità, dal mondo tangibile alla memoria e ai ricordi, ma anche ai sogni o ai presagi di ciò che sarà. Un guardare quindi che è avvicinarsi al reale, un farsi “aderente” al mondo, potrei dire, per coglierne ombre, sfumature, intuendo così l'intreccio tra Io e Tu, tra soggetto e mondo, direbbe Merleau-Ponty, scorgendo un intreccio indissolubile. Questa prerogativa caratterizza anche gli inediti che oggi vi presentiamo, dove si nota una particolare attenzione al corpo, ai gesti dei personaggi che compaiono nei versi, un'attenzione che è anche ai dettagli degli oggetti e dei luoghi, sia interni che esterni.

Questa attenzione al movimento del corpo e ai particolari c’era già nei testi di Puleio, ma si è fatta più precisa e più acuminata nei testi inediti, arrivando a delineare scene e situazioni con grande visività, ma anche mobilità: ci sono scene molto ben delineate in immagini vive e vitali.

Altro elemento centrale è la presenza dei bambini, anzi, delle bambine: l’infanzia è centrale, le intuizioni vengono da un rammemorare che è portare in superficie il profondo, dargli parola. Ecco quindi che possiamo parlare per questa poetessa di uno “sguardo fanciullo", parafrasando Pascoli; uno sguardo che sa stupirsi, meravigliarsi di fronte al mondo.

E troviamo nei versi «i pomodori rossi di sole», poi in un altro testo c’è Abramo, con «i capelli che sono diventati più bianchi, il sorriso/ è perso insieme ai denti» e ancora, lungo un sentiero «la pelle del serpente/ sembra una falce» ...etc.

Centrale in questi inediti è però la poesia intitolata "La mano bambina", che definirei una dichiarazione di poetica: al centro una bambina la cui mano (lo sguardo!) «comanda e crea», quasi a indicare che in parola si delinea un mondo dove tutto si riavvicina all'infanzia, anche alla fiaba, ma senza retorica e senza infantilismo; un tempo del ricordo e della parola poetica «si va avanti e la mattina si canta», infatti, come annottavo prima, lo stupore e la meraviglia che anima il mondo, con i suoi tratti di fragilità, con le zone d'ombra appena "intraviste", come suggerisce la poetessa.  La poesia di Patrizia Puleio, dunque, abbraccia il mondo, tiene al caldo i ricordi facendosene attraversare e restituendoli con parole di tenerezza e di complicità con la vita.

 

 

 

INEDITI

di Patrizia Puleio

 

 

La nonna di Nino

 

 

I pomodori rossi di sole, la mano

che si allunga, si tende. La curva

a delineare lo spazio, i gesti senza rumore

 – i bei gesti dei morti – il pane, l’olio,

il sale sparsi nel tondo del piatto.

 

L’attesa che si fa pomeriggio estivo,

crepuscolo, sera, porta chiusa.

La risata contagiosa, lo sguardo

ancora da bambina, le parole come 

gocce, distillate da un alto dove.

 

 

 

Come le rondini a fine estate

 

 

Abramo questa volta è tornato a casa

prima del solito. A casa, tra l’erba secca

e la polvere dei bus, alla sua bottega,

dalle tre mogli con gli occhi grandi. 

 

Abramo è invecchiato in questi anni, i capelli

sono diventati bianchi, il sorriso

si è perso insieme ai denti, chissà

se tornerà la prossima estate, a camminare

sulla spiaggia portando sulle spalle 

il suo sacco di vestiti colorati e asciugamani.

 

Con passi lunghi, lenti, fermandosi ad ogni ombrellone,

tutto il giorno fino alle cinque, quando improvvisamente

ricorda d’essere stato gazzella e corre, corre

per prendere al volo il regionale fino a Genova.

 

 

La mano bambina

 

 

La mano bambina smonta e ritaglia, 

comanda e crea. Allontana il caos 

oltre il bordo del tavolo – laggiù –

Qui regna l’ordine delle matite 

allineate, del caffelatte nella tazza

delle albicocche sull’albero, dei duecento pezzi 

che vanno tutti a comporre il puzzle.

Le zone d’ombra sono soltanto intraviste

come dietro larghi occhiali da sole.

Stanno nelle mezze frasi, nelle assenze 

ingiustificate, nel magone improvviso.

Ma si va avanti e la mattina si canta

- che dopotutto si sa - la guerra è finita.

 

 

 

 

Sud

 

 

Tutto è diverso in quest’emisfero

l’aria sa di fuochi lontani e mele nuove,

piccole e rosse, da cogliere sui rami più bassi.

Serve un bastone per salire

e tenere lontane le vipere.

Quasi tutto il giorno a vendemmiare

e meno male che il ritorno è in discesa.

Alla curva del castagno la pelle del serpente 

sembra una falce, splende sul sentiero 

d’un argento come di luna.

Tutti mi fanno cerchio intorno

dicono che mi porterà fortuna.

E’ tardi quando s’arriva giù, ma

c’è ancora una luce forte, come se

l’estate fosse tornata, e ci buttiamo

a mare. L’acqua quasi viola, fredda

sorella come non l’ho mai più sentita.

 

 

 

Notizia biografica

 

Patrizia Puleio è nata a Milano dove vive. Si divide tra la scrittura e la pittura: dipinge in particolare ad acquerello, tecnica che insegna cercando di trasmettere la sua passione. Scrive racconti e soprattutto poesie, si trovano suoi testi in varie antologie. Ha pubblicato due raccolte di poesia: Prove di sorriso"(puntoacapo Edizioni) e Occhi per sentire (Il Leggio Libreria Editrice, collana RADICI).

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