TRA PERDITA E GIOIA Note su tre inediti di Raffaele Floris
- Gabriela Fantato

- 27 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Raffaele Floris ha al suo attivo molte raccolte di poesia, tra cui voglio ricordare: Mattoni a vista, Senza margine d'azzurro e Quando Pippo volava, per citare le più recenti.
Oggi il poeta ci regala tre inediti nei quali emergono alcuni temi ricorrenti in tutta la sua poesia. La scrittura di Raffaele si mostra piana e diretta nel lessico e nelle immagini, tuttavia si vede chiaramente la presenza di retaggi stilistici e formali della poesia classica novecentesca, oltre che un grande lavorìo sulla lingua, che lo porta a una mirabile pulizia formale dei testi, ben lontani da ogni forma di autobiografismo e minimalismo, tanto di moda oggi.
In questi inediti, parte di un nuovo libro a venire dal titolo Monete fuori corso, c'è una visione che mette al centro il tempo: la consapevolezza della potenza del divenire delle cose e dell'impossibilità di fermare il trascorrere di tutto, così come l'impossibilità di salvare attimi di vita, persone ed esperienze. Tutti siamo dentro questo fiume-tempo che ci trascina, sembra suggerire Floris e da qui scaturisce una profonda pietà verso gli umani, segnati proprio dalla comune fragilità, dal nostro essere “gettati” nel tempo, diremmo citando il filosofo.
Tutto è vano, dunque?
No, per Floris restano comunque attimi di gioia nel presente, varchi di luce o spiragli intravisti, questi svaniscono ma vengono rammemorati.
È in questo rapporto tra il presente e il passato che si innesta la poesia, il cui potere sta proprio nel tentare di fermare in parole attimi di una continua perdita.
Ecco perché se l'assenza e la perdita sono temi onnipresenti in tralice nei vari testi e nei libri di questo autore, anche la gioia di assaporare l'attimo li attraversa, ma senza alcun compiacimento o banale vitalismo.
Vivere è stare in bilico tra pienezza e perdita, presenza e assenza, suggerisce Raffaele e lo fa con assoluta semplicità e immediatezza del dire che arrivano potenti al lettore, eppure lo scuotono, lo spingono a fermarsi a riflettere
Se la vita umana è assediata dal caos ed è anche perdita continua si tratta di resistere stoicamente, pare dirci il poeta, afferrando i frammenti di bellezza e di breve gioia che la vita stessa ci sa donare e che la poesia può salvare in versi.
Inediti
di Raffaele Floris
La canzone svanisce
Cenere inconsistente di poesie
sarà questo compendio di parole,
gioco beffardo, quasi un labirinto
che toglie consistenza alla ragione.
C’è una stagione (antica di decenni)
e un viottolo, un tornante a mezzacosta
che non ha sbocchi. Sai, ci penso ancora,
talvolta, alla Regina delle Nevi,
amico che mi scruti in lontananza
e non deridi queste mie parole.
Ci penso ancora (solo pochi istanti),
poi chiudo il giradischi e la canzone
svanisce. Tutto torna nel silenzio
dei muri, nell’assedio delle porte:
tutto sarà in un verso, il punto esatto
in cui qualunque autunno deve stare.
Novembre ha preso forza e ci trascina
con sé, ci ha già truffato coi rimpianti,
forse vuol farsi beffe anche del tempo.
Un angelo da poco
Forse vuol farsi beffe anche del tempo
l’angelo del grigiore e della noia.
Le frasi insostenibili hanno luoghi
comuni, dove tutte le parole
sono di paglia. È un angelo da poco,
un messaggero gravido dinanzi
al vuoto che dilaga: una stagione
propizia di burocrati e di calici
elettrizzati da un apericena.
Che mai si può pretendere da un volo
di un angelo, da un libro di un poeta?
Niente, questo è scontato, proprio niente.
Le cose che non possono restare
Niente, questo è scontato, proprio niente
potrà ridarci quella strada bianca
e i gelsi che tracciavano il confine
tra campi e vigne esauste, né l’incenso
stupito delle zolle che avvertivano
l’autunno sulla pelle. Se ne vanno
così tutte le cose che non possono
restare. Ma quegli occhi – dal profondo –
ci sfidano, e i recessi dei calanchi
sembrano custodire le occasioni
lasciate ad aspettare. È l’incertezza
di un attimo, poi tutto si dissolve
in quello sguardo. Forse è solo un trucco,
un falso positivo, un espediente
sfuggito alla Regina delle nevi,
ignara o noncurante degli Inviti
superflui che non conobbe mai.
Al tempo-fiume non compete un dopo:
non c’è stato bisogno di un addio.

Notizia biografica
Raffaele Floris (Pontecurone, 1962) ha pubblicato la raccolta di poesieIl tempo è slavina, (Lo Faro 1991); L’ultima chiusa (ed. Joker, 2007); il romanzo breve La croce di Malta (puntoacapo ; 2013) ; una raccolta di detti, proverbi e filastrocche in dialetto, con cenni di grammatica L’òm, l’aşi e ‘r pulóu (PiM ed, (2016) e recentemente le raccolta di poesie: Mattoni a vista (puntoacapo, 2017))Senza margini d’azzurro, puntoacapo, 2019); La macchina del tempo (puntoacapo , 2022); Quando Pippo volava, (puntoacapo, 2 025).

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