*GLI "IMPACCHETTAMENTI" DI MAX MARRA
di Donato di Poce
Gli "impacchettamenti" di Max Marra si inseriscono in una ricerca artistica autonoma che dialoga con la tradizione dell'arte contemporanea, ma senza ridursi a una citazione dell'opera di Christo e Jeanne-Claude.
Lo stile e la poetica di Max Marra
Nelle opere di Max Marra l'atto dell'impacchettare assume un valore prevalentemente simbolico e concettuale. L'artista utilizza materiali di recupero – come nastro adesivo da imballaggio, plastica, bottiglie e altri elementi della quotidianità – trasformandoli in strutture plastiche che evocano una sorta di "archeologia del presente". L'imballaggio non è soltanto una copertura, ma diventa il segno della memoria, del consumo e della trasformazione degli oggetti in testimonianze del nostro tempo.
La sua poetica si fonda su alcuni temi ricorrenti:
· il recycling dei materiali come atto creativo;
· la riflessione sul consumo e sul riciclo;
· la trasformazione dell'oggetto comune in esperienza estetica;
· il dialogo tra pittura, scultura e installazione.
· Il confronto con Christo
L'affinità più evidente con Christo risiede nel gesto dell'avvolgere o impacchettare. Tuttavia, il significato attribuito a questo gesto è profondamente diverso.
Per Christo e Jeanne-Claude, l'impacchettamento serve a nascondere per rivelare: coprire un oggetto o un monumento significa costringere lo spettatore a guardarlo con occhi nuovi, riscoprendone forma, volume e presenza nello spazio. Le loro opere sono spesso monumentali, temporanee e strettamente legate al paesaggio o all'architettura.
Marra, invece, utilizza l'imballaggio come metafora della trasformazione della materia. L'attenzione non è rivolta al monumento o al paesaggio, bensì all'oggetto quotidiano, al suo ciclo di vita e alla possibilità di rinascita attraverso l'arte. L'imballaggio diventa una pelle che conserva tracce del tempo e della società dei consumi.
Affinità: Entrambi gli artisti:
· trasformano il gesto dell'impacchettare in linguaggio artistico;
· modificano la percezione dell'oggetto;
· invitano lo spettatore a guardare oltre l'apparenza;
· attribuiscono un forte valore simbolico al materiale utilizzato.
Una possibile lettura critica
Si può affermare che Max Marra non riprende l'idea di Christo in senso imitativo, ma ne sviluppa una declinazione personale. Se Christo utilizza l'impacchettamento per sospendere temporaneamente la funzione e l'identità di monumenti e paesaggi, Marra impiega il linguaggio dell'imballaggio come metafora della memoria della materia e della possibilità di attribuire nuova dignità estetica agli scarti della società contemporanea. In questo senso, il suo lavoro dialoga con la sensibilità ecologica e con la pratica del reccycling (recupero), spostando l'attenzione dall'evento spettacolare alla riflessione sul valore nascosto degli oggetti comuni. La dove Christo spettacolarizza l’evento, Marra ridona dignità alla materia e umanizza gli oggetti scartati dalla società, in un tentativo umano, estetico e sacro di imbalsamare il futuro e umanizzare il presente. Le differenze sono però sostanziali.
Differenze estetiche e poetiche tra Christo e Marra
Christo | Max Marra |
Interventi ambientali e monumentali | Opere di dimensioni contenute o installative |
Opere temporanee | Opere permanenti |
Il tessuto modifica la percezione dello spazio | Il materiale di recupero racconta memoria e consumo |
Centralità dell'esperienza collettiva | Centralità della trasformazione dell'oggetto |
Poetica dello svelamento | Poetica del riciclo, della rigenerazione e metamorfosi della materia |
Occulta e nasconde per far vedere | Salva e decontestualizza, assembla e rivela, manipola e aggrega object trouvè e umanizza e dono dignità estetica a scarti industriali |


*dal libro di Donato Di Poce di prossima pubblicazione “MAX MARRA: COSMOS”
*Biografia di max marra
Artista di grande vitalità e forza espressiva, nella sua evoluzione artistica ha attraversato i rami artistici più produttivi, giungendo a una costante contaminazione linguistica e mantenendo sempre un'estrema coerenza comportamentale. Dagli anni Ottanta, come artista multidisciplinare, la sua ricerca si è orientata verso l'integrazione tra pittura e scultura, sfruttando materiali di profonda comunicazione poetica e il linguaggio artistico dell'avanguardia storica, pensando anche alle radici espressive dell'arte europea. Tra gli artisti contemporanei più interessanti, si distingue per il suo spirito sperimentale. Ha al suo attivo oltre quaranta mostre personali. È presente su riviste nazionali e internazionali ed espone in gallerie private, istituzioni pubbliche e importanti fiere.
Nel 1982 ottiene una menzione speciale al concorso “Nuova Professionalità dell'Arte e dell'Artista” dell'Accademia dei Rozzi di Siena, con giuria composta da C.L. Ragghianti e D. Carlesi. Nel 1986 a Milano, con un gruppo di artisti, fonda il movimento interdisciplinare. La ricerca poetica di questo gruppo si esprime in un'unità che unisce arte, poesia, scrittura, movimento, performance, teatro e musica. Tra la fine del 1987 e l'inizio del 1988 tiene una mostra personale di tre mesi con opere di grande formato realizzate con materiali diversi presso lo spazio OSAON.
Nel 1988 avviene l'incontro decisivo con Charles Cazzamali, titolare della Galleria La Pesa di Monza, che promuove Marra in mostre personali e collettive. Nello stesso anno fonda lo spazio artistico H:ORARTE, tuttora attivo e punto di riferimento culturale aperto al dialogo e al confronto.
Nel 1990 è presente con l'installazione “Umana Ominu” a “Differenti Sensazioni 7” a Serre di Grugliasco (TO). È stato fotografato da George O'Neil Jr., fotografo e scultore americano, che lo inserisce nei “Personaggi dell'Arte Italiana del '900”. Nel 1991 è presente a “Italian Reporter” al Metropolitan Museum di Tokyo ed è invitato al XXXI Premio di Suzzara (MN). Nel 1994 il direttore della Fiera d'Arte Decouvertes di Parigi, acquista opere del ciclo “Bianchi Miraggi”, dopo una mostra. Nel 1994 e nel 1995 l'editore Gigliotti di Lamezia Terme (CZ) pubblica le monografie “Mater Materia: opere dal 1976 al 1993” e “Del Libero canto: opere grafiche” per la collana “Canti e Disincanti: Opere e Scritti dell'Arte Contemporanea”.
Nel 1999, su invito, partecipa alla mostra “Memorie Italiane: 11 artisti italiani” presso il Museo d'Arte di Guangzhou, in Cina.
Nel 2001 è delegato ufficiale della Lombardia al Simposio Internazionale di Litografia del Cantone (Svizzera). Le sue opere litografiche entrano a far parte della Collezione del Palazzo di San Gallo. Nel 2004 è presente su invito alla mostra “Arte Contemporanea in Lombardia: Generazione Anni '50” presso il Museo d'Arte Moderna di Gazzoldo (MN) e il Museo Civico Floriano Bodini di Gemonio (VA), organizzata da Claudio Rizzi. Viene fotografato da Enrico Cattaneo per il libro “Ritratti di studio”. Nel 2005 al Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Lissone (MI) Marra presenta opere dedicate ad André Villers, fotografo di Picasso, e il video “Il Silenzio degli Altri: omaggio a mio padre Max Marra”, ambientato nel Parco delle Sculture di Dubrova in Croazia, diretto da Maria Rosaria Marra. Partecipa alla mostra “13X17 Padiglione Italia” a Venezia su invito di Philippe Daverio. Nello stesso anno le sue opere vengono esposte nella mostra “Contemporary Italian: 25 artists in Europe” presso l'Istituto Italiano di Cultura (Bruxelles) e nel 2006 è presente alla mostra “40 artisti dalla Collezione dell'Istituto Italiano di Cultura” presso il Palazzo dell'Unione Europea a Bruxelles. Viene inoltre selezionato per la 57ª edizione del Premio Michetti “Laboratorio Italia” a Francavilla al Mare (CH), dal curatore Philippe Daverio, e Jean Blacheart organizza una mostra personale nella sua galleria a Milano.
Nel 2007 la mostra più importante è “Lode a San Francesco di Paola” nell’Oratorio della Passione della Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, con opere del 1989-1990, poi partecipa alla rassegna curata da Claudio Rizzo “Dall’ideale all’arte contemporanea: identità e umanesimo” a Palazzo Ducale dei Gonzaga a Sabbioneta (MN). Nello stesso anno le sue opere sono presenti nell’Archivio Generale di Stato di Roma con il titolo “Senza tempo: un omaggio a Leon Battista Alberti”, a cura di G. Girotti.
Tra il 2008 e il 2009 si sono tenute due importanti mostre personali curate da W. Allievi: "Un omaggio a Rembrandt" presso la Biblioteca Umanistica dell'Incoronata di Milano e "Il Ghetto" presso la Scola Grande di San Teodoro di Venezia, successivamente esposte al Museo d'Arte Contemporanea di Lissone, alla Galleria Civica di Seregno e a Villa Ghirlanda di Cinisello Balsamo (MI). Da dicembre 2009 a febbraio 2010 si è svolta un'altra importante mostra personale curata da L. Cavadini, con opere realizzate tra il 1984 e il 2009, presso il Museo d'Arte Contemporanea di Lissone.
Le sue opere realizzate con materiali misti e i suoi disegni sono presenti in collezioni italiane, straniere e aziendali.
*Dal sito Internet dell’Artista



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