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L’ARTE SURREALE, IRONICA, DADAISTA E PATAFISICADI ALBERTO CASIRAGHY



La sua è una vita vissuta nel segno della POLISEMIA, dell’INVENZIONE, e dell’EMPATIA con il mondo, tra funambolismi dell’immaginazione e sintassi metamorfica; non deve meravigliarci allora se vediamo sedie tripedi con schienali fioriti, pescelupi che sorridono, ominidi antropomorfi e cannibaleschi, formichieri volanti, cosmologie rurali con scale che salgono fino al cielo, paradossi e sinestesie, antitesi e diversità, distrazioni e giraffe tra fragole, sangue e mimose. Casiraghi si firma Casiraghy, un po’ per gioco, un po’ per distinguersi dai troppi Casiraghi blasonati e principeschi. Inoltre firma con gli pseudonimi di Igor Ravel e John Giallo molti dei suoi ideogrammi, incisioni, disegni e collage con cui accompagna i suoi libretti.

Un pittore di “ Pericoli e Illusioni indispensabili ” insieme al suo amico incisore L. Ragozzino, di ORI illuminanti con L. Mariani, di visioni liriche e naturalistiche con G. Orazio, tra i più moderni, ironici, passionali e originali che si possano incontrare in questo paesaggio anestetizzato, storicizzato, clonato di fine millennio.

I SUOI TEMI:         

Tra i suoi soggetti/temi ricorrenti o ossessioni stilistiche, matrici creative sono da segnalare per la loro straordinaria forza espressiva, le NUVOLE, ( Magrittiane teline, piene di Phatos, di atmosfere rarefatte e fibrillazioni oniriche ), le SEDIE, (Melottiane fioriture, disegni e ghirigori eleganti festosi sinuosi che toccano il cielo), gli OMINIDI , (Incisioni di Omini “Toporiani”, irriverenti, gioiosi e inquietanti), VELIERI (fluttuanti e lunari, festosi e coloratissimi) all’insegna di uno zeugma epidermico, di una esplorazione magica dei territori dell’inconscio e della fantasia, le SCALE( per toccare il cielo con le mani),                 GLI ANIMALI ( Giraffe, Elefanti, lucertole, Rinoceronti, Api, Gatti, Zebre, Balene ), le CASE(quasi sempre in cima ad una collina e con grandi finestre sul mondo), le BARCHETTE(che navigano sui mari dell’invisibile e tra le zolle d’inchiostro), senza mai rinunciare al GIOCO, all’INCONSCIO, ai SOGNI  e all’ IRONIA, in perfetto stile surreale e patafisico.

La Critica d’Arte Simona Bartolena ha ben evidenziato tra le altre la capacità compositive e di assemblaggio di figure, segni e simboli di Alberto:

“ Accompagnano il pensiero letterario disegni, grafiche, dipinti, piccole installazioni di poetica bellezza. (…). A incantare è il modo con cui Alberto associa immagini già esistenti cambiando loro il significato, dando loro vesti sempre diverse. Ci sono figure ricorrenti nelle opere di Casiraghy, sono le stesse ma ogni volta parlano linguaggi diversi, fanno capolino in composizioni più o meno complesse, vestendo ruoli differenti. E in perfetto equilibrio queste figure avvicinate dall’immaginazione di Alberto trasformano qualsiasi superficie in magia. Complice è certamente il patrimonio di clichè tipografici che egli possiede. Clichè di una bellezza rara, prodotti da mani sapienti, oggetti che Alberto ha fatto, acquistato, ereditato, raccogliendo una sorprendente collezione di immagini. (testo di Simona Bartolena, tratto da Qui, già, oltre. Brianza: terra d’artisti, Silvana editore 2009).

Alberto Casiraghy ha realizzato un’importante mostra al Museo di Storia Naturale di Milano, nel novembre 2023, “Nel vento della poesia. La Natura nei libri e nelle opere di Alberto Casiraghy” che ben documenta tra l’altro il suo amore per la natura e gli animali sempre presenti nei suoi disegni e collage, ma anche nelle sue poesie e aforismi.

NOTE SULL’ARTISTA (dal c.s. del Museo) – Alberto Casiraghy è un poeta-artista e un artista-poeta (è difficile dire se prevalga l’autore di folgoranti aforismi e poesie o l’artista surreal-dadaista), che ha fatto del libro il suo strumento d’elezione e che può considerarsi come l’erede più vicino di Bruno Munari. Grandissimo è il numero degli scrittori e degli artisti coinvolti nei suoi progetti: tra gli altri, Enrico Baj, Maurizio Cattelan, Guido Ceronetti, Gillo Dorfles, Emilio Isgrò, Franco Loi, Giorgio Manganelli, Gualtiero Marchesi, Bruno Munari, Fernanda Pivano, Giuseppe Pontiggia, Arturo Schwarz, Ettore Sottsass, Tonino Guerra, Sebastiano Vassalli, fino a Andy Warhol e i poeti della beat generation. Su tutti spicca il rapporto privilegiato con Alda Merini, che nell’arco di diciotto anni ha prodotto ben 1.189 titoli. I suoi volumetti di otto pagine sono delle vere e proprie opere d’arte, con un breve e incisivo testo (un aforisma, una riflessione, una poesia, lui stesso ne è ottimo autore), cui segue una grafica o un’opera originale (molte sono di sua creazione) o addirittura oggetti incorporati. Il fondatore delle edizioni Pulcinoelefante (è anche liutaio e violinista per diletto), celebre ben oltre la cerchia dei bibliofili, vanta una produzione di undicimila “librini” delle edizioni Pulcinoelefante, che oggi fanno parte delle collezioni di Casa Museo Boschi Di Stefano, pubblicati in quarantun anni di attività.

 Il progetto espositivo al Museo di Storia Naturale di Milano non è solo una rilettura inedita delle edizioni “Pulcinoelefante”, e di tanti teneri oggettini di fantasia, attraverso la lente della Natura, ma la presentazione del nucleo centrale del lavoro di Casiraghy, il quale gioca il ruolo di tipografo, autore, artista e editore all’insegna di una visione del mondo profondamente legata agli elementi naturali, alle stagioni, agli “amici animali”, alle necessità e ai nutrimenti primordiali – la fame e la sete, il pane e l’acqua – e ai sentimenti più profondi dell’uomo – l’amore e la libertà, innanzitutto – affrontati senza alcuna retorica, da poeta che ama anche la tipografia e i libri.

Grazie a questo progetto, la ricerca artistica di Casiraghy entra in simbiosi con lo storico Museo milanese, centro di studi scientifici sul mondo naturale fin dall’Ottocento e da anni luogo di divulgazione per adulti e famiglie. (Museo di Storia Naturale, Corso Venezia 55, 20121 Milano).



Come personaggio Alberto è di una rarità unica, condensando in sé la stravaganza provocatoria e giocosa di Rino Gaetano, la Filosofia di Guido Ceronetti e il sorriso gentile e geniale di Bruno Munari, l’autorevolezza di un principe pakistano, l’amore per gli animali di S. Francesco, ma come artista credo risenta dell’influenza degli artisti dada e surreali, ma soprattutto di M. Chagall e F. Marc per gli animali volanti delle sue opere, Topor per le sue illustrazioni di Pinocchio e Il Pianeta selvaggio con ominidi blu da fantascienza, e gli animali fantastici di Julien Tabet, a cui però aggiunge un elemento antropomorfico di grande interesse, che azzera i confini anche fisici tra l’uomo e l’animale e la leggerezza di certi mobiles di Calder, tra cui fluttuano lune, scale, pesci, nuvole, nidi con uova colorate, orologi e conigli, e certe modulazioni astratte, dissonanze armoniose,  e leggerezza dei teatrini di Fausto Melotti e poetry box polimateriche di J. Cornell.

Tra gli animali più frequentemente ritratti, o disegnati da Alberto figurano l’Elefante, la Zebra e la Balena.


L’Elefante è l’animale terrestre bizzarro e surreale più grande del mondo e spesso raffigurato da Alberto nelle sue composizioni visive. Simbolo di saggezza, di pazienza e persino di castità. Lento, buffo, ma anche potente e, quando gli gira, pericoloso e aggressivo, ma anche leggero portato in alto dalle nuvole.

La Zebra simboleggia l'equilibrio tra diversità e unità, con le sue strisce bianche e nere che rappresentano l'armonia tra opposti. Incarna anche la libertà e la forza, l’eleganza.

La Balena è un simbolo di ecologia e di resilienza, ma simboleggia diversi concetti, tra cui libertà, saggezza, forza interiore, longevità. Rappresenta anche l'immensità dell'oceano e la grandezza del cuore, il mistero dell'ignoto, il legame con l’acqua. 

I colori e le atmosfere delle sue composizioni sono Magrittiane, ma con forti campiture in Blu (calma, pace, fiducia, lealtà e spiritualità, evocando la vastità del cielo e del mare), in Rosso (amore, passione e vitalità) e Giallo (positività, felicità, energia e ottimismo, essendo associato al sole e alla luce) i suoi colori preferiti.

Insomma Alberto farebbe invidia a Picasso, in quanto come Mirò è riuscito a restare bambino (lo sguardo bambino sulle cose e sul mondo) per tutta la vita, esprimendo gioia e meraviglia con i suoi paradossi iconici e metafore colorate, soprattutto con la tecnica del collage (tecnica ideale per la contaminazione di segni, sogni, parole e immagini).

Entrare nel mondo onirico e favolistico dei quadri, disegni, collages e dei libri di Alberto Casiraghy, è come catapultarsi nelle icone potenti nell’immaginario collettivo occidentale come Peter Pan, Alice nel paese delle meraviglie e Il Piccolo Principe:

Peter Pan: Alberto come Peter Pan, ci accompagna dentro le Storie fantastiche e nostalgiche dell’infanzia, di un bambino che vive sull'Isola che non c'è (la sua casa-atelier), insieme ai Bimbi Sperduti, (i tanti amici artisti e poeti frequentati da Alberto) volando grazie alla polvere di fata e affrontando avventure con fate, pirati, sirene e indiani. (Uomini in fuga da trappole, falsità e droni del neo-capitalismo imperialista contemporaneo)

Alice nel paese delle meraviglie: Anche nel mondo surreale di Casiraghi, incontriamo conigli con gli orologi, lo stregatto o il cappellaio matto, zebre a tre teste o Elefanti fluttuanti nel cielo portati a spasso da una nuvola.

 Il Piccolo Principe: Alberto è anche il bambino proveniente dall'asteroide B-612, che racconta avventure attraverso vari pianeti, incontra una volpe, una gallina o due caprette che gli insegnano il significato dell'amicizia e dell'amore, spiegandogli che "l'essenziale è invisibile agli occhi".

E’ come se Alberto si chiedesse:

“E a cosa serve un libro senza figure?”

“Perché non so volare?

“Perché non so vedere anche a occhi chiusi?

Ecco, semplicemente il suo lavoro artistico, è una metafora della crescita e della lotta tra razionalità e immaginazione, e una risposta costante a queste tre domande. 

***

*Estratto dal libro di Donato Di Poce: “ALBERTO CASIRAGHY: I sogni di un Pulcinoelefante tra Arte e Poesia, I Quaderni del Bardo Edizioni, di Stefano Donno, Lecce, 2026.



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