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IA e Poesia

Questo articolo non è un saggio sull’intelligenza artificiale.

Questo articolo non è un saggio letterario.

Soprattutto, come direbbe qualcuno, questo articolo n'est pas une pipe.


IA

Anche solo un’elencazione parziale dei titoli più recenti – tra il millenaristico e il consolatorio - di articoli e libri dedicati all’Intelligenza Artificiale esaurirebbe lo spazio di questa rubrica. Così come un elenco degli ambiti sociali coinvolti.

E c’è qualcuno che non ne parla? Non la usa? Aziende, filosofi, “musicisti” [1], giornalisti, video maker, amici, papi. I politici, meno, forse per miopia e ignoranza attiva. Si fanno interviste artificiali (come del resto già Umberto Eco con Le interviste impossibili) e qualcuno “parla” coi defunti. E noi, più modestamente, mai usato il traduttore di Google?

È innegabile che già ora l’IA abbia una miriade di applicazioni utili: diagnostica medica, manutenzione predittiva, gestione dei consumi e dell’energia, previsioni del tempo. O, più vicine a noi, filtri anti spam, consigli e piani di viaggio, riconoscimento facciale, navigatore… analisi critica e sintesi di un testo.

Ma ci sono timori.

Tra gli altri, secondo il filosofo francese Éric Sadin[2] adottiamo l’IA acriticamente e senza tenerne il passo, tanto che la giurisprudenza fa premio sulla legislazione. Questa trasformazione accelerata[3] e radicale alimenta così il dibattito pubblico, preoccupati da perdita di capacità, delega di responsabilità, sgoverno dei processi. Con evidenze a portata di mano: chi è responsabile di un colpo partito da un drone? Il soldato, il produttore, il programmatore, l’algoritmo?!?[4] Adotteremo come in USA[5] anche in Europa sistemi di polizia preventiva su base predittivo-algoritmica? Dipendendo oltretutto da sistemi controllati dall’industria privata. E, rimarcherei, immensamente concentrata e politicamente schierata. Inoltre, ancora Sadin, usi distorti e delirio individuale: foto perfette e finte, finta informazione, finte elezioni.

E naturalmente si parla di scomparsa dei posti di lavoro. Con qualche ragione: è infatti ancora incompreso se questa quarta rivoluzione industriale porterà più posti di lavoro di quanti ne distruggerà[6]. A differenza delle precedenti tre[7], che pure hanno visto forti squilibri sociali e l’emergere prepotente della necessità di nuove competenze.

In particolare, questa volta, per i “colletti bianchi”. Forse la novità è ancora più sottile: non spariranno i lavori (un report finanziario, la revisione di un documento, la produzione di un’immagine, di un filmato ecc.) ma sarà sostituito l’esecutore della classe media cognitiva.

E chi sosterrà chi rimane a casa? Ci saranno tasse sui “robot”? Tutti come gli ascensoristi di una volta?

Tutto ciò prima di cominciare a preoccuparsi – anche qui, opinioni contrastanti[8] – di piccole e progressive prese di coscienza da parte dell’IA. Magari svilupperà la capacità di fingersi coscienza ma non sapremo se sarà una “vera” coscienza. Assunto di avere chiaro un modello - fisiologico, materialista, funzionale? - della nostra coscienza. O anche solo di intelligenza.


Poesia

Presentati questi brevi cenni sull’Universo, cosa c’entra la poesia, il fare poesia, il vivere attorno e dentro la poesia? Davvero: se l’IA non andrà a sostituire ed estendere la forza fisica ma automatizzerà tra le mille cose analisi, sintesi, classificazione, previsione, scrittura, non potrà riguardare la poesia?

Nel mondo della fotografia stanno uscendo soluzioni per certificare l’autenticità dello scatto[9], che impediscono la post produzione o che ne valutano l’artificiosità in via probabilistica. Non è invece immediato pensare alla poesia come area elettiva per la IA. E come? Nello scriverla? Nell’analizzarla, sceglierla, organizzarla, pubblicarla, recensirla? Nel selezionarla e valutarla in un concorso? Per stimolare adolescenti restii o tenere un corso universitario? E a noi versificatori che, per dirla con Vecchioni, «la parola la scaviamo fino a ridurla come un torsolo di mela»[10] chiederanno di dichiarare sull’onore di non avere usato l’IA generativa? O ci sarà il vaglio di un’IA dal motore semantico?

Ci sembrerà possibile veicolare sentimenti creati da un’istruzione in linguaggio naturale e tradotti in una combinazione numerico-informatica e ritradotti in linguaggio naturale attraverso modelli matematici che stimano quali sequenze di segmenti di parole, i cosiddetti token, siano più probabili[11] nel contesto? Ancora poesia?

E se, almeno nelle intenzioni, anche la nostra lo è, non si tratta comunque di una traduzione in linguaggio naturale dei nostri pensieri più intimi che alla fin fine emergono da processi neurochimici?

Allora ho provato a giocare un po’. In fondo, questa cosa sembra che riguardi circa tre milioni di italiani che scrivono versi in modo più o meno abituale, mentre sono stimati tra i 20 e i 30 mila quelli attivi in associazioni, reading, riviste.


Esperimento 1

Ho chiesto a ChatGPT di produrre un testo “alla maniera di” un sonetto di un poeta del ‘700 che si studia già alle superiori. Eccoli sotto appaiati.

Qual è il testo originale? E quale il testo prodotto in circa un secondo (peraltro, da parte di un’applicazione addestrata su modelli anglosassoni)?

L’esercizio è ripetibile a piacere, l’ho fatto anche per un autore del ‘300 e uno del ‘900 con esiti analoghi.

Quell’io che già con lungo amaro carme

Amor derisi, e il suo regno potente;

E tutta osai chiamar l’Itala gente

Col mio riso maligno ad ascoltarme;

 

Or sento anch’io sotto a le indomit’arme

Tra la folla del popolo imminente

Dietro a le rote del gran carro lente

Dall’offeso tiranno strascinarme.

 

Ognun per osservar l’infame multa

Preme urta e grida al suo propinquo: è quei;

E il beffator comun beffa ed insulta.

 

Io scornato abbassando gli occhi rei

Seguo il mio fato; e il fier nemico esulta.

Imparate a deridere gli Dei.

Colui che già con libero argomento

Fustigò l’aure vane e i molli vezzi,

E sparse al vulgo dispregi ed aspre lezzi

Contra il fasto servil del secol spento,

 

Or vede sé fra l’empia turba, e lento

Cede il piè fra gl’insulti e fra gli sprezzi;

Ché Fortuna, che innalza uomini e mezzi,

Ride talor del saggio e del prudente.

 

E quanti un dì temean la lingua altera

Or con labbro plebeo pungono e additan

L’antico censor fatto misera fera.

 

Ei tace; e gli occhi al suol mesti declinan,

Mentre il mondo volubile prospera

Sopra color che ver troppo proclaman.

 

Alcuni dettagli sono indizi per la soluzione e, naturalmente, immagino una risposta più facile per un accademico che per noi grande pubblico, e meno male! Ma il tema di fondo non cambia. Qui mettiamo in gioco la nostra autorialità, ossia le nostre fondamenta emotive. E in effetti un esercizio analogo con la piattaforma cinese Xiaoice di Microsoft che avevo raccontato una decina di anni fa in un incontro tra appassionati di poesia non era stato - diciamo così - accolto con interesse... Se conquista il nostro linguaggio attacca la nostra creatività, il nostro io, quello che crediamo di essere.

Usatela, e sperimenterete la tentazione di delegare, la perdita di funzioni e capacità di cui sopra[12].

Giochiamo ancora.


Esperimento 2

Ho chiesto a ChatGPT di analizzare criticamente una poesia senza suggerire io uno schema (e in questo caso senza rivelare l’autore, Alfonso Gatto). L’analisi che la IA ha proposto è stata: struttura, immagini, sintassi, simboli e interpretazione complessiva. Analisi che si è rivelata puntuta, piuttosto lunga e documentata. Dopo il testo di Gatto, riporto solo i due paragrafi finali. Anche in questo caso, tutto in due-tre secondi, il tempo di vedere apparire il testo sullo schermo.[13]

Come assidua di nulla al nulla assorta

La luce della polvere! La porta

Al verde oscilla, l’improvvisa vampa

Del soffio è breve.

 

Fissa il gufo

L’invidia della vita,

l’immemore che beve

nella pergola azzurra del suo tufo

ed al sereno della morte invita.

«Ciò che rende la poesia particolarmente affascinante è che non c'è alcuna enfasi tragica. La morte non viene rappresentata come negazione della vita, ma come il suo orizzonte quieto e naturale. La tensione nasce semmai dall'"invidia della vita", cioè dall'attaccamento umano a ciò che è destinato a passare.

In questo senso il testo si colloca vicino a una sensibilità che potremmo definire insieme simbolista ed ermetica: non spiega, non argomenta, ma costruisce un sistema di immagini che alludono a una verità esistenziale senza mai formularla esplicitamente. »

Ho chiesto poi se fosse in grado di individuare l’autore.

«Sì: la poesia è di Alfonso Gatto, ed è intitolata “Osteria flegrea”. (Poeticous)

Si riconoscono bene alcuni tratti tipici della sua fase più ermetica:

·        forte densità simbolica;

·        sintassi ellittica e allusiva;

·        immagini legate alla luce, alla materia e alla morte;

·        musicalità molto curata, con rime e richiami fonici interni;

·        tendenza a trasformare un paesaggio concreto (qui l'ambiente flegreo, con il tufo) in una visione metafisica.

Curiosamente, nella tua richiesta non avevo identificato l'autore in modo immediato perché il testo, isolato dal titolo e dal contesto, potrebbe ricordare anche atmosfere di Mario Luzi o di Salvatore Quasimodo. Ma alcuni dettagli — soprattutto il rapporto fra paesaggio mediterraneo, morte e luminosità minerale — sono molto gatttiani. (ilpiccolopoesia.blogspot.com)

Tra l'altro, il verso finale: «ed al sereno della morte invita» è uno di quei versi in cui Gatto riesce a ottenere un effetto raro: la morte non viene negata né drammatizzata, ma trasfigurata in una quiete quasi naturale, senza perdere la sua inquietudine di fondo.»

Nello specifico, mi viene anche da pensare che puntare dritto ad Alfonso Gatto – così parte di un movimento - sia forse più difficile rispetto ad autori più riconoscibili, che so: Gozzano.

Che effetto ci fa?

Nessuno stimolo a una controprova con i propri testi?


&

Pur nella grande enfasi – anche nostrana – riservata oggi alla formazione STEM,[14] nella patria dell’innovazione, che co-governa al massimo grado queste tecnologie e il loro prossimo sviluppo, che non si preoccupa troppo degli aspetti etico-normativi e dove l’orientamento al profitto è un mantra condiviso… negli Stati Uniti, insomma, può capitare che a occuparsi di scienze e tecnologie vada un laureato in filosofia, storia o letteratura.

Possiamo chiederci se si tratta di un assist involontario a favore di una spinta umanistica che ci aiuti da un lato a capire e maneggiare in modo adeguato l’Intelligenza artificiale. E dall’altro a come non rinunciare al modo in cui abbiamo fatto finora poesia.

Se scrivere  è una necessità interiore (i 3 milioni di poeti…), non c’è pericolo, tutto continuerà come prima. Salvaguardando la genuinità di ciò che viene scritto e rimanendo per chi lo vuole uno spazio – o una trappola - per un uso trasparente dell’IA: uno sparring partner che ingloba strumenti nobili e meno del poetare, come testi, saggi, biografie, sistemi critici, vocabolario, sinonimi, rimario. Uno sparring partner che dialoga, bacchetta e blandisce.

Se invece la necessità è dire “io esisto” non con il piatto del ristorante o il tuffo dal trampolino ma con una proposizione letteraria, potremo avere una reificazione della “e commerciale” del titolo: una mera unione commerciale e di interesse.

Qualche carta in mano ancora l’abbiamo.

________________________________

L’immagine di apertura è un’elaborazione su una proposta di ChatGPT, versione gratuita, alla richiesta di una possibile rappresentazione del rapporto tra intelligenza artificiale e poesia.


[1]       Dato ufficiale per Boomy: più di 20 milioni di canzoni create a maggio 2026. Possibili centinaia i di milioni considerando anche altre piattaforme.

[2]       Éric Sadin. La Lettura, 14 dicembre 2025

[3]       Cfr. Riccardo Manzotti – Simone Rossi, IO & IA, Rubettino 2023. O Mauro Crippa – Giuseppe Girgenti, Umano, poco umano. Piemme 2024.

[4]       Sul tema: Mria Rosaria Taddeo, Codice di guerra – Etica dell’intelligenza artificiale nella difesa, Raffaello Cortina Editore 2025.

[5]                  Michela Rovelli, La Lettura, 17 maggio 2026.

[6]       La cosiddetta “distruzione creatrice” di Schumpeter. Il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum prevede entro il 2030 la distruzione 78 milioni di posti di lavoro e la creazione di nuovi 170. Si aggiunge un’analisi dell’FMI che prevede per un queto dei lavoratori a necessità di ricominciare a studiare per le trasformazioni indotte dalla IA.

[7]       Per convenzione e semplicità:1) macchina a vapore; 2) elettricità, petrolio, chimica, acciaio, trasporti; 3) informatica e digitalizzazione. 

[8]       Decisamente scettico e ottimista su questo punto Marco Del Tredici, che invita a non confondere il “saper fare” con il “voler fare”. Il Venerdì, 1 dicembre 2023.

[10]       La corazzata Potëmkin.

[11]       “Probabili”: da cui le cosiddette allucinazioni, ossia risposte linguisticamente plausibili ma nei fatti errate.

[12]       PS   Il sonetto originale è di Giuseppe Parini, ed è quello a sinistra.

[13]       Quello della velocità è un aspetto da non sottovalutare: vederla in opera contribuisce a creare un senso di magia, stupefazione e straniamento. E voglia di delega.

[14]                  Science, Technology, Engineering, Mathematics.

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