Vivian Lamarque. Splendidissima regnava la vita immaginata
- Caterina Galizia

- 22 apr
- Tempo di lettura: 2 min
Vivian Lamarque è una delle poetesse italiane più note e certamente una delle più amate. Il suo linguaggio trasparente, il suo coraggio ai limiti della spudoratezza nel far brillare di vita vera la propria poesia, connotano la sua cifra in modo inconfondibile. Percorre e ripercorre i sentieri noti in una sorta di coazione a ripetere. Allontanandosi dalla versione freudiana che fa derivare la tendenza dell’uomo a riprodurre situazioni già vissute dall’istinto di morte, i suoi versi includono capacità di rinnovarsi, di giocare, di usare uno sguardo adulto per descrivere una sua autenticità infantile, innocente e un po’ monella.
La buona educazione. La grazia con la quale ci consente di avvicinare gli eventi dolorosi della sua storia, ricorda il “modesto decoro” di un altro poeta: Tiziano Rossi (che ha ricevuto come lei il premio Strega Poesia.) Tutti e due evitano di usare versi che possano scuotere le radici del lettore e arrivano al cuore per la strada maestra della “buona educazione”.
Il transfert. L’ultimo libro di Vivian E intanto la vita? Poesie per lei dottore 1984-2025, Mondadori, 2025, Milano, racconta con la solita stupefacente onestà, un lungo percorso psicoterapico. É un racconto esemplare di quel transfert sull’ Analista che consente, grazie al rivivere vicende soprattutto infantili, un rapporto con figure cardini del processo evolutivo. Qualcosa che all’inizio appariva difficile da elaborare e quasi indistruttibile. La pesantezza del transfert è, comunque, direttamente proporzionale a quella dei traumi che l’hanno resa necessaria per poter essere metabolizzati.
Un vuoto da riempire. Vivian nei suoi libri precedenti ha spesso narrato dei genitori adottivi, del vuoto che le si era spalancato a quattro anni alla sparizione anche del secondo padre. Ha descritto la sua ostinata ricerca del nucleo familiare originario e la bruciante delusione dovuta ad un ulteriore rifiuto. Il deposito di tutto ciò nel nuovo papà-analista è stato quindi tale da giustificare un attaccamento ai limiti del sostenibile sia per lei sia per il suo Dottore.
I due doni. Li hanno salvati la Poesia e l’Amore terapeutico. Vivian (ricordate Platone?) grazie all’Ispirazione (divina follia liberatrice che connette l’uomo al mondo delle idee) riesce ad usare al meglio quella parte dell’Io che, libera da conflitti, purifica l’animo dalle tensioni che ribollono nel profondo. Il suo Dottore accoglie come un dono il lavoro poetico, lo contiene quando straripa, lo traduce nel linguaggio psicoterapeutico che a poco a poco va insegnando alla scrittrice e in questo modo la rende consapevole di quella parte latentedel suo agire che per essere analizzata occorre diventi “manifesta”. Anche questo è amore.
Non la sposerà, ma riuscirà a pacificarla e a rendere più umani e tollerabili i mostruosi fantasmi del passato.
“Il signore sognato”: Splendidissima era la vita accanto a lui sognata. / Nel sogno tra tutte la prediletta la chiamava. / E la realtà? / La realtà non c’era, era abdicata. / Splendidissima regnava la vita immaginata.”
Biografia. Vivian Lamarque è nata a Tesero (Trento) nel 1946. È sempre vissuta a Milano. Ha pubblicato numerosi libri di poesie e di fiabe. Parte della sua opera poetica è stata raccolta in Poesie (1972-2002). Ha vinto numerosi premi tra cui Viareggio Opera Prima 1981 e Premio Strega Poesia 2023. Collabora con “Il Corriere della sera”.


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